Un tour all’interno dell’Albania, lontano dalle spiagge, dove batte il cuore dei Balcani.
Abitare a Reggio Calabria è sempre stato un po’ scomodo per quanto riguarda il viaggiare. Ci troviamo nella punta dello stivale e da qui ogni destinazione sembra lontanissima. Il fatto che da poco abbiano introdotto un volo diretto da Lamezia a Tirana, tra laltro, a costo contenuto, mi ha subito fatto propendere per questa destinazione.
Durante l’ultima fiera “Fa la cosa giusta” a Milano avevo visitato uno stand dove presentavano le “meraviglie” del comprensorio di Pogradec, nell’interno dell’Albania, vicino al lago di Ohrid. Due belle fanciulle ci hanno omaggiato di qualche dépliant e di un’ottima Rakia, che per qualche secondo ci ha letteralmente tolto il respiro per quanto era … forte.
Qualche anno prima avevamo già visitato con Angela la Macedonia ed avevamo trascorso qualche giorno sulle sponde del lago di Ohrid, lato macedone. Mi incuriosiva parecchio visitare il lato albanese e, più in generale, scoprire la parte interna di questo paese, quella più autentica e genuina, quella che in genere non compare mai nelle cartoline.
Un’altro motivo che mi ha spinto ad intraprendere questo viaggio è stato il desiderio di percorrere il primo tratto del “Sentiero delle vette dei Balcani”, un vero e proprio cammino che può essere fatto in 12/15 gg e che, partendo da Theth (vicino a Scutari) attraversa le montagne dell’Albania settentrionale, del Kosovo orientale e del Montenegro meridionale.
Con queste premesse, il 27 Settembre 2025, io e Angela raggiungiamo l’aeroporto di Lamezia con uno shuttle notturno da Reggio Calabria che arriva a destinazione alle prime luci dell’alba. L’aereo parte puntuale alle 6 e in neanche un’ora di volo, ci porta a Tirana in perfetto orario. L’aeroporto di Tirana funziona meglio di quanto ti aspetti. Fuori, “Sicily by Car” consegna l’auto senza troppi drammi e si parte subito verso la prima meta, la città di Scutari.
Scutari – Il magico lago e una leggenda sinistra
Scutari, nel nord, è una città strana, vivace. Si specchia nel Lago di Scutari, il più grande dei Balcani, silenzioso e piatto come un foglio di vetro nelle ore mattutine. Sopra tutto domina il Castello di Rozafa, arroccato su una collina che offre una vista a 360 gradi da togliere il fiato. La leggenda collegata è da film dell’orrore: si dice che per far reggere le mura fosse necessario murare viva una donna. Il diavolo, gli albanesi, e il calcestruzzo del VI secolo: un mix narrativo formidabile. Scutari funziona anche da base logistica perfetta per chi — come noi — ha in programma il pezzo forte del nord: Theth.
Theth – Il sentiero che ti svuota la testa (e le gambe)
Ci vuole una strada di montagna piuttosto avventurosa per arrivare a Theth, villaggio incastonato nelle Alpi Albanesi come se qualcuno lo avesse dimenticato lì per qualche secolo. E in un certo senso è proprio così.
Avevamo un obiettivo preciso: percorrere la prima tappa del Sentiero delle vette dei Balcani, ( https://peaksofthebalkans.at/it/) il tratto che da Theth porta al valico verso Valbonë. Lo abbiamo fatto in andata e ritorno in una giornata sola, partendo dall’alta parte del villaggio, vicino alla Guest House Gjelaj, come indicano tutte le fonti attendibili. Sei-otto ore di cammino, dicono. Noi possiamo confermare. Il sentiero sale deciso tra pascoli e faggi, attraversa un valico da cui il mondo sembra infinito, poi scende verso la valle di Valbonë con quella luce radente delle Alpi dinariche che rende tutto vagamente irreale. Non è un’escursione per tutti — le gambe la sera parlano chiaro — ma è una di quelle giornate che rimangono. I bancomat in zona sono un’utopia: portate contanti. Dormiamo per due notti presso la Guesthouse Marashi dove si mangia anche bene e con poco.
Il giorno dopo non ci siamo fatti
mancare altre due attrazioni imperdibili di Theth: la cascata di Grunas, raggiungibile dopo un piccolo trekking di circa 40 minuti dal paese, un po’ difficoltoso verso la fine e il “Blue Eye”, una pozza profonda alimentata da una sorgente gelida, con acqua che assume tonalità dal turchese al blu intenso, racchiusa da rocce e bosco. Il colore è più vivido nelle giornate soleggiate e nei periodi di portata media del fiume.
Lin – Il villaggio che il mondo non ha ancora trovato
Scendendo verso il centro-est, quasi per caso, si arriva a Lin, un pugno di case affacciate sul Lago di Ohrid che molte guide nemmeno nominano. Ed è esattamente il motivo per cui vale la pena andarci. Il lago è di un blu che sembra finto — il più antico d’Europa, patrimonio UNESCO, casa di specie endemiche che esistono solo qui. Lin sta sulla sponda albanese come un posto fuori dal tempo: pesca, silenzio, un bar con vista che non ha bisogno di Instagram per giustificarsi. Salendo a piedi fino al sito archeologico sulla collina si trovano i mosaici di una chiesa paleocristiana del VI secolo, scoperti e visibili d’estate. Dormiamo nella guesthouse “Erda Lakeside” (38 Euro con prima colazione) dove ceniamo in una terrazza fronte-lago: ovviamente pescato locale. Dall’alto, la Macedonia del Nord si stende sull’altra sponda del lago come un fondale dipinto.
Tushemisht – Sorgenti naturali sgorgano da ogni direzione
Tushemisht si trova proprio accanto a Pogradec; per arrivarci, si può fare una bella passeggiata panoramica lungo il lago, che dura circa 30 minuti. A Tushemisht, l’acqua scorre lenta sotto i ponti di pietra contornata da vecchie case e da numerosi vigneti. La gente del posto si muove lentamente, fermandosi spesso per salutarci. Ci fermiamo per una notte nella guesthouse “Bona’s Home”, una deliziosa casetta con annessa cucina in mezzo alla campagna, dove scopriamo che sotto ai nostri piedi scorre un rivolo di acqua sorgiva limpidissima che prosegue il suo percorso per poi raggiungere, anch’essa, il lago. Sorgenti naturali sgorgano da ogni direzione. Li vedi scorrere nei cortili, sotto i vialetti e nel lago. Basta chiedere a un abitante del posto e vi dirà qual è la sorgente con l’acqua più buona.
Accanto a Tushemisht, a soli cinque minuti a piedi, si trova il Parco Drilon, dove si può passeggiare, osservare le anatre nuotare sotto i salici o noleggiare, come abbiamo fatto noi, una piccola barca a remi per un giro tranquillo e rilassante nel laghetto del parco.
Korçë – La città che beve caffè turco e produce birra
Korçë è la più orientale delle città albanesi e si sente: c’è qualcosa di levantino nell’aria, nell’odore di paprika e caffè appena macinato che esce dal bazar, nel modo in cui la gente occupa le strade con una lentezza che sa di Balcani profondi.
Il Pazari i Vjeter — il vecchio bazar — è
il posto dove perdersi. Edifici medievali, stradine acciottolate, architetture ottomane e, qua e là, i tavolini all’aperto dei locali che si sono insediati nel restauro recente. La Kooperativa merita una sosta: arredamento da regime comunista, atmosfera da film d’autore, raki nel bicchiere e nessuna fretta.
Curiosità: Korçë ha la più antica fabbrica di birra albanese. A luglio c’è la festa del lakror (una focaccia di pasta fillo ripiena di carne, cotta sulla brace senza concessioni alla modernità), e ad agosto la città si trasforma per cinque giorni attorno alla festa della birra. Ci hanno raccontato di centinaia di persone, concerti, fiumi di Korça. Noi, comunque, non ci siamo fatti sfuggire una visita guidata nella fabbrica di birra dove abbiamo scoperto che Birra Korça è il primo birrificio dell’Albania e che venne fondato nel 1928 da Umberto Umberti, un imprenditore italiano e da Selim Mboria, un imprenditore locale. La visita si conclude con un “abbondante” assaggio delle varie tipologie di birra che, alle 10 del mattino, ci hanno dato la carica… per tutto il giorno.
Përmet e la Valle della Vjosa – L’ultimo fiume selvaggio d’Europa
La Vjosa — in italiano Voiussa — è una di quelle cose che non ti aspetti. Un fiume senza dighe, senza argini artificiali, senza nessuno che ne abbia normalizzato il percorso: scorre libero dal confine greco fino all’Adriatico come se il XX secolo non fosse mai arrivato da queste parti. Il governo albanese lo ha riconosciuto come Parco Nazionale fluviale, primo del genere in Europa. Përmet è la città-base per esplorarlo. Non ci lasciamo sfuggire, prima del tramonto, le famose Terme di Bënjë, uno spettacolo della natura: acqua calda a 28°C in pozze di pietra naturale, un ponte ottomano a schiena d’asino che fa da cornice, il canyon del fiume Langarica che si apre appena dietro. Uno di quei posti in cui ti immergi e dimentichi l’agenda.
Lungo la strada che segue il fiume,
bancarelle di miele e raki, le imperdibili mele locali (saporitissime), greggi di pecore che attraversano l’asfalto con la flemma di chi sa di avere la precedenza. Poco distante, il Ponte di Perati è un luogo che tocca da vicino chi è italiano: qui si combatté la guerra italo-greca del 1940-41, e ancora oggi gli Alpini della Julia vengono a rendicontare a queste acque. Le vecchie caserme militari italiane, con le scritte del regime ancora leggibili sui muri sbrecciati, completano un paesaggio della memoria che pesa. Dormiamo solo una notte in una graziosa guesthouse (Vila Culli), adagiata su una collinetta sopra il paese.
Gjirokastër – La città di pietra che guarda dall’alto
Gjirokastër è Patrimonio UNESCO e si vede. Arroccata su un costone, dominata da un castello enorme e ben conservato, è costruita con le sue famose case-torre ottomane: edifici monumentali, alti, austeri, con finestre che sembrano occhi che ti fissano dalla pietra. Durante il regime comunista fu dichiarata “città-museo” — paradossalmente, questo la salvò da interventi discutibili — e oggi è uno dei centri storici meglio conservati dei Balcani.
Questa tappa è quella che comincia ad avvicinarci all’Albania più turistica, popolata da orde di visitatori scaricati in loco dai bus delle agenzie per le visite-lampo di una giornata. Ciò toglie molto all’atmosfera antica e romantica di questa bellissima località. Ovviamente tutto qui è studiato in funzione di questi flussi turistici: ristoranti, bazar (con molte cineserie), ecc. Ci adeguiamo alle circostanze e cerchiamo comunque di godere delle bellezze del luogo.
Borsh – La costa che non ti aspetti
Il giorno dopo, prima di puntare su Berat, vogliamo fare un breve passaggio sulla costa e quindi ci dirigiamo verso Borsh che, secondo le guide, sarebbe dovuta essere una destinazione tranquilla e con un mare cristallino. Effettivamente il mare e la spiaggia non erano male, cio che lasciava perplessi era il panorama circostante, con decine di costruzioni abusive e mega-strutture in costruzione che fanno ben intendere a quale futuro è destinata questa terra e a quale tipo di turismo intende abdicare.
Berat – 2400 anni e mille finestre
L’ultima tappa prima del rientro è anche
la più fotogenica. Berat, “la città delle mille finestre”, è quell’immagine che avete già visto da qualche parte senza sapere dove: cascate di case ottomane bianche, cesellate di finestre simmetriche, che scendono dai due versanti della valle fino quasi alle acque del fiume Osumi. La cittadella-fortezza è ancora abitata e questo la rende diversa da qualsiasi altro sito simile in Europa. L’abbiamo visitata in un paio di ore e, alla fine, abbiamo pranzato in un piccolo ristorante ricavato in una terrazza della fortezza (con 22 Euro abbiamo mangiato in 2).
Tirana – La festa della birra
Ritorniamo a Tirana per gli ultimi tre giorni della nostra vacanza. Restituiamo l’auto noleggiata e affittiamo, con Booking, un grazioso appartamentino in centro. Quanta fatica però per trovarlo! In Albania i numeri civici non esistono e quindi… bisogna arrangiarsi. Per fortuna la gente è molto disponibile e un poco di italiano lo capiscono quasi tutti (soprattutto i giovani).
Abbiamo avuto la fortuna di partecipare al principale evento celebrativo legato alla birra di Tirana, il Friendship Festival, che si svolgeva in Piazza Skanderbeg proprio in quel periodo (inizio di Settembre), offrendo birra, cibo da strada e musica dal vivo con ingresso gratuito. Non ci siamo fatti scappare la visita al Bunk’art 1, un museo ricavato da un bunker antiatomico originariamente fatto costruire dal presidente Enver Hoxha durante il regime socialista. Molte stanze sono state allestite con opere d’arte, con descrizioni della storia albanese o con alcuni degli oggetti del bunker originale. Sono stati tre giorni rilassanti in questa capitale vivace, ricca di gioventù e ben attrezzata (a parte il traffico caotico).
Il bilancio del viaggio
Dodici giorni, un’auto a noleggio, due valigie e nessuna aspettativa da cartolina. È il modo migliore per tornare a casa con la testa piena.
L’Albania interna è un paese che non ha ancora deciso cosa vuole fare da grande dal punto di vista turistico, e per ora questa indecisione è la sua fortuna. I prezzi sono quelli di un’altra epoca, la gente è ospitale con quella spontaneità che non è ancora diventata professione e la lingua non è mai un problema: l’italiano lo capiscono quasi tutti, specialmente i giovani.
C’è però un’Albania che corre in direzione opposta, e l’abbiamo vista a Borsh: costruzioni abusive, cemento ovunque, il mare cristallino che fa da sfondo a una speculazione edilizia già in stato avanzato. È lo stesso copione visto troppe volte altrove, e fa un po’ male sapere che alcune coste albanesi stanno percorrendo quella strada velocemente.
Gjirokastër, bellissima, inizia a fare i conti con il turismo di massa: i bus delle agenzie scaricano gruppi per le visite lampo, il bazar si riempie di cineserie. Non è ancora irrecuperabile, ma il trend è chiaro.
Il consiglio, allora, è uno solo: andarci adesso. L’Albania autentica — quella delle Alpi dinariche, della Vjosa, del Lago di Ohrid, dei villaggi come Lin e Tushemisht — esiste ancora ed è straordinaria. Ma non aspetterà per sempre.
Io, intanto, ho già iniziato a pensare alla seconda tappa del Sentiero delle vette dei Balcani. Poi vi saprò dire…