Il rapporto dell’uomo con il viaggio è qualcosa che ha riempito milioni di pagine di libri, racconti, diari. Mettendo in luce significati diversi legati ad esso: la scoperta, la conoscenza di altri popoli e di se stessi. Paura, gioia, timore, curiosità; quante emozioni legate al viaggio, quante sollecitazioni ad aprirsi all’ignoto.
Proust diceva: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuove terre ma nel trovare nuovi occhi”. E questo dice molto sul viaggio come apertura mentale, come possibilità che ci si offre per svestirsi dei soliti modi di pensare.
Viaggiare è in fondo uno stato dell’animo, a cui non si può chiedere ragione della sua esistenza, esiste perché noi esistiamo.
Viaggiare per vivere o vivere per viaggiare
Il primo aereo l'ho preso a quasi trent'anni. Prima, tra Reggio Calabria, dove sono cresciuto e Pavia e Bologna, dove ho studiato, erano treni notturni in cuccette scomode, anche 12 ore filate. Il viaggio, per me, è nato così: come necessità, prima ancora che come scelta.
Poi a Bologna ho conosciuto Angela. Da quel primo viaggio di nozze alle Canarie, un po' banale se devo essere onesto, non ci siamo più fermati. Kashmir nel 1989, i parchi della Tanzania con gli elefanti che passeggiavano fuori dalla tenda e tanti altri posti, da soli, in gruppo, qualche volta con le nostre figlie.
Per noi viaggiare non è mai stato una lista di posti da spuntare, ma un modo per mettersi alla prova, capire il mondo e le persone che lo abitano. Cerchiamo sempre di viaggiare in autogestione; dove non è possibile, ci affidiamo a realtà come Avventure nel Mondo, per muoverci con rispetto nei territori più complicati.
Di professione sono informatico, "smanettone", se preferite e ho sempre avuto un debole per il web e la costruzione di siti. Opentime.it nasce proprio dall'incontro tra queste due passioni: uno spazio libero dove raccontare il viaggio come esperienza di vita, con le nostre storie e quelle di chi, come noi, non riesce a stare troppo fermo.
Alla domanda "qual è il viaggio più bello che hai fatto?" rispondo sempre allo stesso modo: quello che devo ancora fare.
